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LA FASE DI SCATTO NELLA FOTOGRAFIA PAESAGGISTICA

MINI-TUTORIAL PER PRINCIPIANTI



Ciao ragazzi! In questo umile tutorial parleremo di come impostare la fotocamera durante lo scatto, in ambiente paesaggistico. Accenneremo anche al "perché" si dovrebbero fare alcune cose, senza però entrare in questioni fisico-matematiche troppo approfondite, per questo, se vorrete, avrete tempo!

Per realizzare una "buona immagine" è indispensabile seguire scrupolosamente un flusso di lavoro, composto da diverse fasi, consecutive fra loro. Se ognuna di queste fasi è eseguita con cura, la riuscita finale è assicurata.

Ovviamente questo discorso prescinde dal fatto che in questo mondo esistano dei geni, e che si possano creare situazioni talmente fortuite dove basti scattare "a caso", e avere comunque un capolavoro come risultato.

Io però, come molti altri, faccio parte delle "persone normali", e per raggiungere certi traguardi devo sudare!

La fotografia è una disciplina artistica, non ha limiti, non cadete nella trappola di confini ottusi: così fosse non ci sarebbe evoluzione in nessun campo. Agli inizi del secolo Man Ray manipolava e stuprava i negativi per creare le sue immagini, utilizzava tutto ciò che aveva a disposizione per raggiungere ciò che voleva, non aveva il concetto di cosa fosse lecito o meno. Faceva così lui, come molti altri, che oggi conosciamo come i pilastri della fotografia. Di questi tempi siamo molto facilitati rispetto ai pionieri di fine ottocento, abbiamo strumenti molto più potenti ed immediati, (è anche molto più facile ed immediato fare delle cavolate!). Il mio invito è quello di utilizzare tutti gli strumenti che avete a disposizione per realizzare le vostre immagini, proprio come le volete voi. La grande differenza la farà comunque il risultato finale: il gusto artistico fortunatamente non si può ancora comprare.

Bene, dopo questo pedante preambolo, passiamo a ciò di cui vorrei parlare in questo tutorial: LA FASE DI SCATTO.

La fase di scatto è la più asettica, matematica, e fisica operazione che si possa eseguire per realizzare una fotografia: si schiaccia un pulsante, click, la luce passa ed impressiona un qualunque supporto, ed ecco fatto, abbiamo catturato un momento irripetibile.

Nella maggior parte dei casi tutto ciò che è “artistico” si esegue prima (idea, pianificazione dello scatto, ricerca della composizione) e dopo (post-produzione). In verità esistono casi dove anche nella fase di scatto si può intervenire a seconda del gusto ed in modo raffinato, vedasi ad esempio effetto seta con acqua in movimento, ma, come vedremo, anche questo caso è frutto del fatto che in generale nella fotografia paesaggistica nella fase di scatto si perseguono tre grandi risultati:


1) Nitidezza.
2) Massima profondità di campo possibile.
3) Corretta esposizione, ovvero che il sensore raccolga tutti i dati disponibili nella scena che abbiamo di fronte.


Per quanto concerne quest’ultimo punto, detto in maniera più semplice: che non ci sia nulla di completamente nero e nulla di completamente bianco, ovvero che ogni zona dell’immagine contenga dettagli sfruttabili, manipolabili, e stampabili.






NITIDEZZA

Nella fotografia paesaggistica la nitidezza è sicuramente una qualità; significa che i contorni degli oggetti, le forme, le linee… insomma, tutto ciò che è all’interno del frame è limpido e ben definito. Piccolo inciso: almeno nel mio modo di lavorare, e di altri fotografi in giro per il mondo, in fase di post si tende ad enfatizzare la nitidezza in alcuni punti piuttosto che in altri, in più si può ricercare uno sfuocato voluto in determinate zone, ma ciò non prescinde il fatto che di base bisogna essere in grado di scattare una fotografia perfettamente nitida!

La prima cosa da dire, in relazione alla nitidezza, è: usate un treppiede. Mi spiace, non si può evitarlo, lo dico sorridendo perché da adolescente la fase di rigetto l’ho avuta anch’io, ma una volta superata tutto è cambiato, in meglio :)

Altro consiglio: munitevi di un pulsante remoto, perché scattando muoverete la macchina anche se ancorata sul treppiede, quindi perderete nitidezza. Potete usare l’escamotage di scattare con lo scatto ritardato di un paio di secondi, questa opzione può andare bene sino a quando non vi troverete in una situazione in cui vorrete catturare, un esempio a caso, un’onda. Con lo scatto ritardato sarebbe impossibile, fidatevi. Io uso un banalissimo, e molto basic, scatto a filo, ma ne esistono per tutti i gusti.

Una volta che la macchina è sul treppiede, e avrete uno scatto remoto, i vari riduttori di vibrazioni che ci sono sull’obiettivo non servono a nulla, anzi, peggiorano la situazione, quindi toglieteli.

Ultima cosa da considerare per avere un’immagine nitida è la messa a fuoco. Di teorie ne sentirete tante, e chiunque ne sposi una vi dirà che l’altra è sbagliata, io non so cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Ma so che il problema è stato risolto più di un secolo fa, da eminenti fisici studiosi di ottica, e messo in pratica da allora da tutti i fotografi che ho studiato nella mia vita. Come? Andando alla ricerca della massima profondità di campo possibile. Quindi passiamo diretti al prossimo punto.




MASSIMA PROFONDITA' DI CAMPO

Qui si và un po’ sul tecnico, non è indispensabile capire profondissimi concetti fisici, ma è comunque bene avere le idee abbastanza chiare, cercherò di essere semplice ed arrivare dritto a “cosa si deve fare”, potete approfondire dove e quando vorrete.

Partiamo con la definizione di PDC: “è la zona, definita con unità di misura relative alla lunghezza, nella quale gli oggetti appaiono nitidi, definiti, e focalizzati”. Tutto ciò nonostante il punto di fuoco sia unico. Ci sono situazioni nelle quali preferiremo cortissime PDC (ritrattistica, macrofotografia…) e situazioni nelle quali cercheremo una PDC lunghissima, come nel caso della fotografia paesaggistica.

La PDC dipenda da:

- Apertura del diaframma.
- Lunghezza focale.
- Distanza del punto di messa a fuoco.
- Dimensione del sensore

Orbene, esiste una distanza di messa a fuoco, definita IPERFOCALE, nella quale la PDC E’ MASSIMA. Quindi in pratica, considerato il diaframma a quale scatterete, dovrete trovare la distanza iperfocale del vostro obiettivo, in relazione alla vostra fotocamera.

Il calcolo per trovare questa distanza è complicato, ma esistono millemila app gratuite nelle quali impostare il diaframma e la lunghezza focale e, magia, avrete la distanza iperfocale. Di più: saprete anche da che punto a che punto siete a fuoco!

Esempio pratico personale: il 90% delle mie immagini di paesaggio è scattato con un 16mm a f/16, con una full frame. Vado sul programmino on-line, immetto il modello della mia fotocamera, immetto un diaframma di 16 ed una lunghezza di 16mm. Il risultato è questo:




In pratica so che se metto a fuoco a 55 cm, avrò una scena nitida da 27,5 cm fino all’infinito… bello no?!

Io mi sono stampato questo numero in testa, e quando esco a fotografare, una volta trovata la composizione che mi aggrada, imposto il diaframma a 16, metto la messa a fuoco in manuale (AUTOFOCUS BANDITO, pena perdere la giusta distanza di messa a fuoco ogni volta che si preme a metà il pulsante di scatto!!), imposto il tempo giusto a seconda dell’esposizione che mi serve, e si scatta!

...a proposito di esposizione..




ESPOSIZIONE

Altra cosa fondamentale, è l’esposizione. Come dicevamo all’inizio dobbiamo riuscire a catturare l’intera scena, dai particolari più scuri a quelli più chiari. Avendo l’ISO impostata al minimo possibile per evitare rumore e quindi degrado dell’immagine, avendo i diaframmi chiusi a f/16 per permetterci una buona PDC, l’unico grado di libertà che ci resta, su cui giocare, è il tempo, e quindi lo imposteremo sino ad avere la giusta esposizione.

Come mi regolo io? Semplicissimo: scatto innanzitutto coerentemente all’esposimetro, poi controllo l’istogramma per verificare di avere catturato tutto. Se tutto funziona bene, altrimenti regolo i tempi di conseguenza.
L’istogramma è l’unico modo che abbiamo per controllare che l’esposizione sia giusta:




Attenzione: esistono alcune situazioni, ad esempio forti controluce, dove non sarà possibile catturare l’intera gamma con uno scatto unico, si eseguiranno quindi un paio di scatti in più (sovraesposto e sottoesposto) “catturando gli estremi dell’istogramma”, e poi in postproduzione andremo a compensare laddove richiesto, quest'operazione è detta "bracketing dell'esposizione".


Che dire, cercate di testare sul campo tutto quanto sopra, dopo qualche volta questi passaggi diventeranno automatici e potrete concentrarvi su ciò che è molto più difficile e meno decodificabile: la vostra visione di ciò che vi circonda, e il modo "artistico" con cui volete esprimerlo ;)



Per riepilogare tutto quanto sopra vi propongo una veloce photostory relativa a questa fotografia, che ha avuto l'onore di essere pubblicata sul sito fotografico che ritengo essere il più prestigioso e selettivo a livello mondiale: 1X FINE ART PHOTOGRAPHY:



Quest’immagine è stata scattata alle 6.37 del 19/08/2018 presso gli scogli di Seccheto, Isola d’Elba.

Avevo già visitato il posto il pomeriggio precedente, e le forme di questi scogli promettevano una bella composizione, quindi la mattina seguente, presa l’attrezzatura e il frontalino sono sceso alla buon’ora e mi sono recato sugli scogli. Trovato il punto esatto (alla mattina alle 5 è tutto molto diverso rispetto alle tre del pomeriggio!) ho cercato la composizione giusta scattando a mano libera e ad altissimi ISO, una volta trovata quella che mi soddisfaceva ho posizionato il cavalletto e mi sono concentrato sulla fotocamera.

Dato che alla mia collega in studio servivano delle fotocamere serie per lavorare, in questa vacanza avevo portato con me una vecchissima Nikon D700, ed un 20mm fisso dei primi anni 90!
In primis ho montato lo scatto remoto, poi ho pulito la lente esterna dell’obiettivo, e posizionato la camera sul treppiede. Ho settato la macchina in modalità manuale, verificato lo scatto in RAW, l’ISO a 100, i diaframmi a f/16, e la messa a fuoco in manuale impostata sull’Iperfocale, che per quanto riguarda la D700 a 20mm e f/16 risulta essere 97cm, e che permette di mettere a fuoco da 30 cm all’infinito. Fine, mi sono seduto, mi sono acceso una sigaretta, ed ho aspettato l’alba :)

Per quanto non sia un super estimatore delle doppie esposizioni, in questo caso non c’era scampo: cogliere i dettagli del primo piano voleva dire bruciare inesorabilmente il cielo, viceversa cogliere i colori del cielo voleva dire perdere totalmente il primo piano, oltre ad avere un’acqua statica a causa del ridotto tempo d’esposizione. Ecco quindi i dati di scatto:

CIELO: ISO100, f/16, 1/10sec.
PRIMO PIANO: ISO100, f/16, 0,5sec



Tutto ciò che è avvenuto dopo sono stati 20 minuti di post-produzione, che però non fanno parte di questo tutorial :)

Bene, spero che questa mini guida sulla fase di scatto vi sia stata utile, ovviamente ci sono moltissimi punti sui quali sarebbe bello e utile approfondire, volevo semplicemente lasciarvi una vademecum pratico, più che nozionistico, e se avete qualsiasi dubbio, o volete scavare più a fondo, contattatemi, e buona luce!



luca.rebustini@gmail.com

+39 3400718988














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